Contrattare lo Smart Work

di Paolo Picariello

Mentre siamo ancora in attesa dell’approvazione definitiva della legge sul lavoro agile, che dovrebbe vedere la luce il prossimo mese, lo smart work è già una realtà in molti settori e imprese del Paese. Sono sempre più numerosi infatti i progetti e le sperimentazioni, con e senza accordi, che cominciano a implementare questa forma di lavoro per fette più o meno ampie di personale.

Lo smart work è una modalità di impiego che riguarda i lavoratori dipendenti e la possibilità, per alcuni di loro, di svolgere una parte del proprio lavoro all’esterno dell’azienda. Le imprese dichiarano che con l’introduzione dello smart work si può ottenere un’organizzazione lavorativa più dinamica, con una maggiore flessibilità oraria e organizzativa e migliore gestione di carichi di lavoro. Aspetti che andrebbero a vantaggio, da un lato, della produttività aziendale e, dall’altro, dovrebbero permettere di migliorare la conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita; il tutto grazie alla maggiore “libertà” e autonomia organizzativa dei lavoratori e all’uso della tecnologia.

Ma è davvero tutto così lineare e positivo? Abbiamo chiare le potenzialità che ha, almeno in linea teorica, questa modalità organizzativa del lavoro dipendente, ma è sempre più evidente che parallelamente a queste esistano non poche criticità da affrontare, al fine di neutralizzarne per quanto possibile gli effetti negativi. Si va dalla sicurezza nel luogo di lavoro alla responsabilità sui dati trattati e privacy, dall’orario di lavoro al diritto alla disconnessione, alla gestione e valutazione oggettiva del personale e del lavoro svolto.

Per parlare proprio di questi temi e affrontare i cambiamenti nel mondo del lavoro che abbiamo davanti, Agenquadri ha organizzato per oggi, mercoledì 5 aprile, nella sede della Cgil nazionale, un seminario dal titolo “Contrattare lo smart working: esperienze e strumenti”. Abbiamo scelto di dare a questa iniziativa un taglio di tipo pratico e operativo. L’idea, infatti, è quella di dotarci degli strumenti concettuali e operativi utili ad affrontare le esigenze che emergono da sempre più territori e categorie, attraverso l’approfondimento da parte di esperti, ma anche e soprattutto discutendo e confrontandoci con delegati e lavoratori, sulle esperienze contrattuali reali già in atto.

Al seminario, che vedrà la partecipazione della segretaria nazionale Cgil Tania Scacchetti, verranno presentate esperienze dirette di contrattazione nazionale o aziendale che introducono e implementano il lavoro agile-smart work e ci faremo raccontare da esperti e dai protagonisti di queste trattative le difficoltà e i limiti, così come le potenzialità riscontrate e le best practice che già siamo riusciti a mettere in campo nei vari settori.

Dopo l’introduzione del presidente di Agenquadri Paolo Terranova, si susseguiranno interventi di ricercatori, lavoratori, Rsu e funzionari provenienti da molte categorie Cgil e da molti settori produttivi. Parleremo delle esperienze consolidate nel credito e nelle assicurazioni, con gli accordi Unicredit, San Paolo, Bnl, Zurich, Axa Assicurazioni, delle sperimentazioni in atto nel settore energetico e chimico con l’esperienza all’Ineos di Rosignano e degli accordi in Versalis ed Eni, dello smart work nell’agroindustria, con le esperienze di Nestlé, San Pellegrino e Ferrero. Non solo. Affronteremo le difficoltà riscontrate nell’esperienza in Italtel in dirittura di rinnovo e in Tim, dove l’azienda ha sperimentato il lavoro agile senza contrattarlo con Rsu e sindacati.

Questa iniziativa vuole essere per tutti noi un primo momento di confronto e scambio di punti di vista e buone pratiche, perché, oltre alla narrazione spesso edulcorata da parte delle aziende, vi sono aspetti che solo la contrattazione può sviscerare e indirizzare, affinché lo smart work sia davvero quell’occasione di salto di qualità, nel lavoro e nella vita, anche per i lavoratori e non solo per le imprese.

 

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